Compagno, coach o terapeuta?
23 settembre 2026
Chiamare «terapia AI» qualsiasi conversazione con una macchina impedisce di valutarne benefici e rischi. Quattro categorie da distinguere, dove le prove sono più solide e dove non lo sono ancora.

Un assistente generalista che risponde a una domanda sull'ansia, un companion progettato per creare continuità affettiva, un chatbot strutturato su tecniche cognitive e un professionista che utilizza l'AI per preparare una nota clinica non sono la stessa cosa. Eppure nel dibattito pubblico vengono spesso riuniti sotto un'unica etichetta: terapia con l'intelligenza artificiale.
Questa semplificazione è fuorviante. Confonde strumenti, obiettivi, livelli di rischio ed evidenze. Può trasformare risultati preliminari su un intervento strutturato nella prova che qualsiasi chatbot sia terapeutico; oppure, all'opposto, utilizzare il comportamento pericoloso di un companion per negare ogni possibile funzione di supporto digitale.
Quattro categorie da distinguere
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