Tolleranza del disagio emotivo: quando le emozioni non si possono risolvere, si impara a starci
di Aurora Elena Bobocea — psicologa e psicoterapeuta
7 giugno 2026
Le distress tolerance skills: stare con ciò che si sente senza esserne travolti.

C'è una frase che sento spesso in seduta.
"Dottoressa, ho imparato a gestire le mie emozioni."
La dicono con sollievo. A volte con orgoglio. Come se avessero finalmente risolto qualcosa.
E io ascolto. E mi chiedo: gestire e sentire sono la stessa cosa?
Il problema dell'evitamento emotivo
A volte sì. Molte volte no.
Quello che alcuni chiamano «gestione» è in realtà evitamento: una distanza dalle proprie emozioni che somiglia al controllo, ma funziona come un muro.
E un muro non sceglie da che parte stare. Tiene fuori, ma tiene anche dentro.
Marsha Linehan descrive questa trappola con una chiarezza disarmante:
"Trying to build a wall to keep emotions out always has the effect of keeping emotions in. It is like trying to keep the ocean off the beach by building a wall of sand."
Tenere fuori le emozioni non funziona. Le trattiene dentro — e le amplifica. La soppressione emotiva cronica, confermata da decenni di ricerca, non riduce l'intensità delle emozioni: la aumenta.
Cosa insegna la DBT sulla tolleranza del disagio
La Dialectical Behavior Therapy ha sviluppato un intero modulo dedicato alla tolleranza del disagio — Distress Tolerance Skills — partendo da un presupposto radicale: alcune situazioni non si possono risolvere. Alcune emozioni non si possono eliminare. L'unica via è imparare a starci.
Questo non è rassegnazione. È una delle forme più sofisticate di regolazione emotiva che esistano.
Il modulo include strategie concrete, immediatamente applicabili. Due tra le più potenti nel lavoro clinico quotidiano sono la mindfulness dell'emozione corrente e il self-soothing attraverso i cinque sensi.
La mindfulness dell'emozione corrente insegna a osservare l'emozione come un'onda — senza bloccarla e senza amplificarla.
"Don\'t push it away. Don\'t judge or reject it. Be willing to have the emotion."
Stare con ciò che c'è, con curiosità invece che con condanna.
Il self-soothing attraverso i cinque sensi — qualcosa di piacevole da vedere, ascoltare, toccare, annusare, assaporare — non è una distrazione permanente. È un momento di regolazione che permette di tornare all'emozione con più risorse disponibili.
Accanto a questo, tra le abilità di regolazione emotiva, c'è la mindfulness dell'emozione presente: osservarla come un'onda che sale e scende, senza bloccarla e senza alimentarla. Le indicazioni del manuale sono di una semplicità disarmante: non spingerla via, non giudicarla, essere disposti ad averla.
La tolleranza come obiettivo terapeutico
Quello che trovo più prezioso nell'approccio DBT alla tolleranza del disagio è il cambio di prospettiva che propone.
Il punto non è non sentire. Il punto è imparare a stare con ciò che si sente — riconoscerlo, dargli un nome, capire cosa sta comunicando — senza esserne travolti e senza doverlo mettere a tacere.
Un paziente che non sente più niente non è guarito. Sta portando un peso in un posto dove non si vede.
Il lavoro terapeutico, in questo senso, non è eliminare le emozioni difficili. È aiutare il paziente a scoprire che può tenerle senza spezzarsi. Che il disagio è sopravvivibile.
Che stare con l'emozione scomoda, anche solo pochi secondi più di prima, è già un cambiamento.
Questo obiettivo, apparentemente modesto, è in realtà uno dei più trasformativi che possiamo accompagnare in terapia.
Aurora Elena Bobocea è psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale. Si occupa di clinica dell’adulto, dipendenze patologiche e processi di regolazione emotiva, con particolare interesse per l’integrazione tra psicoterapia, formazione e strumenti digitali per la salute mentale. In Metamorfia cura contenuti clinici ed editoriali dedicati alla trasformazione, alla consapevolezza e alla pratica terapeutica.