Convegno AI e Psicoterapia · cronaca per immagini

Convegno nazionale organizzato dalla Consulta delle Scuole di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale in collaborazione con l'Università Pontificia Salesiana. Tre blocchi tematici: comprensione tecnica, implicazioni cliniche, cornice etica e deontologica. 1,2 crediti ECM. Registrazione esaurita. — versione alternativa con cronaca fotografica della giornata.
Il momento in cui tutto cambia
Esiste un prima e un dopo in ogni professione. Un momento in cui le regole del gioco cambiano abbastanza profondamente da rendere impossibile fare finta di niente.
Per la psicoterapia, quel momento è adesso.
Non è una provocazione. È una constatazione che emerge dai dati, dalle ricerche, dalle conversazioni tra colleghi nei corridoi dei convegni, e sempre più spesso — nelle sedute stesse. I nostri pazienti arrivano in studio con esperienze costruite attraverso app di meditazione guidata da AI, chatbot che rispondono alle tre di notte, piattaforme che promettono supporto psicologico immediato e personalizzato. Alcuni ci raccontano queste esperienze con entusiasmo. Altri con disagio. Molti semplicemente non le nominano.
In Italia, il dibattito pubblico su questi temi è ancora frammentato. Si parla di AI in sanità, di algoritmi diagnostici, di telemedicina. Ma il cuore della questione — cosa succede alla psicoterapia quando l'intelligenza artificiale entra nella stanza — è rimasto finora ai margini della conversazione professionale ufficiale.
Il 20 aprile, a Roma, quella conversazione è diventata centrale.
Il convegno
Il Convegno Nazionale "Intelligenza Artificiale e Psicoterapia", organizzato dalla Consulta delle Scuole di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale in collaborazione con l'Università Pontificia Salesiana, è un evento gratuito con 1,2 crediti ECM che ha esaurito i 500 posti disponibili prima della data. Un segnale: la comunità terapeutica italiana non vuole più aspettare.
Il convegno si è articolato in tre blocchi tematici costruiti in progressione — dalla comprensione tecnica, alle implicazioni cliniche, fino alla cornice etica e deontologica.
Primo blocco — Capire cosa stiamo davvero affrontando
Prima di tutto il resto, occorre sapere di cosa parliamo. L'intelligenza artificiale è diventata un termine ombrello che copre realtà molto diverse: dai modelli linguistici di grandi dimensioni ai sistemi di raccomandazione, dagli algoritmi predittivi alle interfacce conversazionali. Usare lo stesso termine per tutte queste cose crea confusione, e la confusione è il terreno peggiore per prendere decisioni professionali.
Il primo blocco prova a fare chiarezza. Tonino Cantelmi (Università Gregoriana di Roma), Tiziana Catarci (Direttrice dell'ISTC del CNR) e Angelo Tumminelli (LUMSA) hanno affrontato lo stato dell'arte: cosa sono questi sistemi, come funzionano, e soprattutto — quale traiettoria stanno seguendo. Perché il problema non è solo dove siamo oggi, ma dove saremo tra cinque anni.
Secondo blocco — L'AI nella relazione terapeutica
Questo è stato il cuore del convegno. E probabilmente il tema più urgente per chiunque lavori ogni giorno con le persone.
Nel 2025 il New England Journal of Medicine AI ha pubblicato i risultati del Therabot Study, uno degli studi più ambiziosi mai condotti sull'uso di chatbot terapeutici: riduzioni statisticamente significative di sintomi depressivi, ansiosi e di disturbo alimentare in pazienti seguiti da un sistema AI supervisionato da clinici. Numeri che hanno fatto discutere — e che non si possono ignorare.
Ma i numeri non esauriscono la domanda. Anzi, la aprono.
Perché anche se un sistema AI produce miglioramenti sintomatologici misurabili, rimane aperta la questione più profonda: cosa produce nel tempo su chi lo usa? Come cambia la capacità di tollerare il disagio, di aspettare, di stare con il vuoto? Come si modifica la relazione con il proprio mondo interno quando l'interlocutore è sempre disponibile, sempre paziente, mai stanco?
E dall'altra parte: cosa succede al terapeuta? Come cambia il suo ruolo quando il paziente arriva in seduta avendo già elaborato qualcosa con una macchina? Come si gestisce clinicamente quella storia parallela?
Sono domande senza risposta definitiva. Ma sono le domande giuste. Il blocco le mette al centro con interventi di Matilde Buattini (Studi Cognitivi Milano e Sigmund Freud University Milano), Alessandro Calderoni (AIAMC), Fabio Frisone (Human Technology Lab, Università del Sacro Cuore Milano), Carlo Ricci (Università Pontificia Salesiana) e Chiara Rossi (Guglielmo Marconi University, Roma).
Terzo blocco — Etica e governance, la cornice che ancora manca
C'è un paradosso al cuore del dibattito attuale sull'AI nella salute mentale: le tecnologie si diffondono molto più velocemente delle regole che dovrebbero governarle.
Oggi in Italia chiunque può creare e distribuire un'app che si presenta come supporto psicologico, senza alcun obbligo di supervisione clinica, senza standard deontologici verificabili, senza responsabilità chiara in caso di danno. Il paziente non sa sempre cosa sta usando. E il professionista non sa sempre come rispondere quando quel paziente gliene parla.
Stefania Cammino, Cristiano Castelfranchi (Emerito dell'ISTC del CNR) e Cesare Cavalera (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) hanno provato a costruire una cornice. Non risposte definitive — sarebbe presuntuoso — ma principi, criteri, orientamenti che possano guidare sia i professionisti nelle loro scelte quotidiane, sia il dibattito regolatorio che prima o poi dovrà arrivare.
A chiudere la giornata, è arrivata la presentazione del Manifesto sulla salute mentale e l'Intelligenza Artificiale, a cura del Consiglio Direttivo della Consulta delle Scuole Italiane di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale. Un documento che ambisce a diventare un punto di riferimento per l'intera comunità professionale italiana.
Perché questo convegno ti riguarda, anche se non ci sei
Se lavori nel campo della salute mentale, questo dibattito ti riguarda già — anche se non hai mai usato uno strumento di AI nel tuo studio, anche se non hai intenzione di farlo.
I tuoi pazienti probabilmente sì. E sempre più spesso arriveranno in seduta con esperienze, aspettative o domande costruite attraverso queste tecnologie. Essere in grado di accoglierle, comprenderle, integrarle clinicamente — o sapere quando metterle in discussione — richiede una preparazione che va oltre la tecnologia stessa.
Richiede una posizione. Professionale, etica, clinica.
Questo convegno è uno dei pochi spazi in Italia dove quella posizione può essere costruita con rigore, a partire da voci scientifiche autorevoli e da un confronto reale tra professionisti di ogni orientamento.
Informazioni pratiche
Data: Lunedì 20 Aprile 2026 Orario: 14.00 – 18.00 Sede: Università Pontificia Salesiana, Aula Magna — Piazza dell'Ateneo Salesiano, 1 — Roma Crediti ECM: 1,2 crediti + attestato di partecipazione Costo: Gratuito (registrazione esaurita) Programma completo: www.manifestoperlapsicoterapia.it
Cronaca per immagini — 20 aprile 2026, Università Pontificia Salesiana












